Coordinamento vicariale

0104.articoli02.calendario03.mail


018

Coordinamento pastorale vicariale | Comunità parrocchiali del Vicariato | Diocesi di Padova – Uffici pastorali | Catechesi e Iniziazione Cristiana | Fede e Liturgia | Formazione e Cultura | Ragazzi e Giovani | Famiglie | Scuole d’Infanzia Parrocchiali | Missioni e Nuovi stili di vita | Caritas – Centri d’Ascolto | Impegno sociale – Territorio | Tempo libero – Patronati – Circoli Noi | Coordinamento gestione Economica | Sussidi – Documenti


coord-vicariale

 

  • VICARIO FORANEO:
    don Massimo Draghi (Parrocchia di Bojon)
  • RAPPRESENTANTE VICARIALE al Consiglio Presbiterale Diocesano:
    don Pietro Toniolo (Parrocchie di Camponogara e Campoverardo)
  • DELEGATO VICARIALE al Consiglio Pastorale Diocesano:
    Margherita Guglielmi (Parrocchia di Camponogara)

19

Gli incontri per l’ANNO PASTORALE 2016 – 2017
sono previsti per alle ore 21.00, presso il Patronato di Bojon:

  • Martedì 20 SETTEMBRE 2016
  • Martedì 25 OTTOBRE 2016
  • Martedì 17 GENNAIO 2017
  • Martedì 14 MARZO 2017
  • Martedì 16 MAGGIO 2017

 

or.past_2016-17

pdf_orient-past-diocesi

 Testo della Veglia con il Vescovo | 11 Ottobre 2016

 

Foto dell’incontro del 15.09.2015
del Coordinamento Pastorale Vicariale

007

Una riflessione sul RUOLO E LA PROSPETTIVA DEL VICARIATO,
tratta dagli orientamenti pastorali 2015-2016
della nostra Chiesa diocesana “In cerca di perle preziose”:

 

Per una revisione dei vicariati in rapporto al territorio

a. Il cammino che abbiamo compiuto
Mons. Paolo Doni
(Vicario generale della Diocesi)

Nell’Incontro congiunto dello scorso anno, l’8 febbraio 2014, dopo l’anno
dedicato al rinnovo degli organismi di comunione parrocchiali, vicariali e
diocesani, il Vescovo affidava al Collegio di vicari foranei il mandato di ripensare
la configurazione dei vicariati in sintonia con il cammino pastorale della
Diocesi e col progetto di rivisitazione del modello organizzativo della Diocesi.
Al Collegio il Vescovo indicava anche un traguardo: l’Incontro congiunto
dell’anno successivo, cioè oggi, per elaborare e presentare una proposta di
ripensamento, di riordino degli attuali vicariati della Diocesi.

1. Ricordiamo, per tutti, che attualmente la Diocesi è suddivisa (o meglio si
articola) in 38 vicariati, distribuiti nelle cinque province toccate dalla Diocesi
di Padova (confina con nove Diocesi “sorelle”); 38 realtà molto diverse
che insieme esprimono bene la varietà articolata del territorio (meglio
sarebbe dire dei territori).
Negli ultimi anni alcuni vicariati tra loro vicini
si sono uniti (Merlara con Montagnana, Quero con Valdobbiadene, Stanghella
con Villa Estense, Valstagna con Fonzaso) per l’omogeneità di vissuto
e di dinamiche sociali.
Ma nella storia è sempre stato così: il vicariato
è sempre stato pensato e vissuto non come una struttura fissa, immobile,
bensì come realtà duttile, funzionale, legata al mutare della dinamiche
socio territoriali.
Basta guardare un po’ alla storia della Diocesi.

2. Il cammino della nostra Diocesi, in questi ultimi anni (convenzionalmente
da Aquileia 1, nel 1990) ha visto crescere molto la funzione e la
centralità del vicariato per effetto del grande criterio teologico e pastorale
che è la sinodalità.
Possiamo dire che la Diocesi di Padova si è
giocata sulla sinodalità, cioè su quella comunione teologale che nasce sì
dalla fede e dalla partecipazione alla vita divina, ma che diventa anche
criterio pastorale e strutturale. Come la parrocchia è espressione della
comunione sinodale della singola comunità cristiana, così il vicariato è
diventato, in modo sempre più evidente e necessitante, espressione della
comunione sinodale delle parrocchie tra loro e con la Diocesi (abbiamo
parlato di «sussidiarietà orizzontale e verticale»).
È avvenuto un passaggio
qualitativo: dall’essere una struttura geografica funzionale, organizzativa,
ad essere segno e strumento della comunione sinodale che costruisce
la Chiesa e la pastorale in tutte le sue espressioni: l’evangelizzazione, la
carità, l’educazione e formazione, l’uso delle strutture e la proposta di
iniziative di ogni tipo.

3. È in forza di questa identità teologica e pastorale e della sua missione
che hanno preso forma e consistenza gli organismi vicariali: il Coordinamento
pastorale vicariale, ora anche il Coordinamento vicariale per la
Gestione economica, la congrega dei presbiteri, i coordinamenti di ambito,
le aggregazioni…
Hanno preso forma e consistenza, all’interno del
vicariato anche le unità pastorali e tutte le forme di collaborazione tra
parrocchie.

4. L’identità e la missione del vicariato ha fatto nascere e crescere anche
l’attenzione al territorio. È l’altra grande scoperta maturata in questo
cammino. Lo segnalava già il Vescovo in quel modello pastorale che proponeva
alla Diocesi a conclusione del Convegno presbiterale di Asiago nel
2007:

«Nel programmare l’azione pastorale è necessario che abbiamo un
modello pastorale che ho così delineato:

  1. La parrocchia collegata a rete
    con il vicariato e aperta sul territorio, quindi rapporti con le istituzioni e
    attenzione alle problematiche locali;
  2. Lavorare per progetti;
  3. In équipe;
  4. Sapersi giovare della competenza degli Uffici diocesani».

5. Il territorio appare come una presenza costante anche nel documento
programmatico o strumento di lavoro «Per una Chiesa che cammina in
comunione sinodale» proposto nell’Incontro congiunto del 31 gennaio
2008 e presentato l’anno successivo nell’Incontro congiunto del 2009.
Nella
sezione riguardante il vicariato su parlava della «possibilità di rivedere
i confini e la composizione del vicariato, prevedendo anche possibili
accorpamenti, per favorire questo lavoro e un reale incontro col territorio».

6. Il mandato che lo scorso anno il Vescovo affidava al Collegio dei Vicari
foranei si poneva su questa linea, constatando la necessità di «ripensare
e rivedere» l’attuale funzione e configurazione dei vicariati.
In seguito
a quel mandato il Collegio dei vicari, nell’assemblea del 22 ottobre 2014,
ha costituito un piccolo gruppo di lavoro, composto dal sottoscritto, dal
vicario per il coordinamento della pastorale don Renato Marangoni, da
don Mirco De Gaspari (vicariato di Vigodarzere), don Alberto Peron (vicariato
di Valstagna-Fonzaso), don Giorgio De Checchi (vicariato di Piove
di Sacco), don Umberto Sordo (allora vicariato di Pontelongo, ora della
Cattedrale): li ricordo anche per ringraziarli per tutte le ore che hanno
dedicato per questo lavoro, che oggi viene presentato.

7. Nel cammino di quest’anno, in modo particolare, il territorio è apparso,
per così dire, un vero e proprio interlocutore della comunità cristiana:
delle parrocchie, delle unità pastorali e dei vicariati, e della Diocesi stessa.
È maturata, cioè, la consapevolezza che il territorio non è semplicemente
il destinatario della presenza e delle attività della comunità cristiana;
tanto meno il contenitore geografico di realtà sociali e di istituzioni civili.
Il territorio è invece “un soggetto culturale” che parla, opera, interloquisce;
addirittura un “soggetto teologale” che diventa «parola che Dio
dice alle sue Chiese»; soggetto di fronte al quale la comunità cristiana si
pone in ascolto della voce dei giovani (cfr. relazione di A. Castegnaro, lo
scorso anno), della voce dei poveri (cfr. Papa Francesco), delle famiglie,
degli stranieri divenuti ospiti delle nostre contrade…
Per cogliere le interpellanze
che la rinnovano, la comunità cristiana è chiamata a “guardare
fuori”, non a guardare a se stessa. È questo sguardo e questo ascolto che
oggi mettono in discussione tradizioni, luoghi comuni, strutture vecchie,
organizzazioni non più rispondenti ai bisogni. I “segni dei tempi” abitano
il mondo dove vivono le persone, le famiglie, le istituzioni sociali e civili.

8. Ma qui abbiamo toccato con mano quest’anno la nostra fatica – segnalata
dai vicari foranei in seguito agli incontri residenziali dell’autunno scorso –
di “fare discernimento”, di “leggere” il territorio, sia a livello di Consigli
pastorali parrocchiali, sia a livello di Coordinamenti pastorali vicariali.
Abbiamo fatto fatica a individuare i criteri che potessero permettere
di rivedere il rapporto delle comunità cristiane col territorio.
Con il gruppo di lavoro ne abbiamo segnalati alcuni (saranno presentati oggi);
messi insieme ci allontanano dalla tentazione di lasciare tutto com’è,
sia a proposito di unità pastorali, sia a proposito di configurazione dei
vicariati; indicano possibili accorpamenti e vicinanze.
Oggi certamente
il lavoro non sarà conclusivo; saranno necessari ulteriori passaggi con
l’apporto di tutti noi.

 

b. Criteri per impostare e avviare una revisione dei vicariati
don Umberto Sordo
(Arciprete della Cattedrale e Moderatore dell’Unita Pastorale del Duomo)

 

1. Premesse

a. Le prospettive di riflessione che avviamo in questa sede hanno radici
lontane. Non si tratta solo di “riconsegnare” il lavoro affidato al Collegio
dei Vicari foranei l’anno scorso, ma di proseguire sulla strada già indicata
nello “Strumento per un cammino” presente all’interno degli Orientamenti
Pastorali 2009/2010. Già cinque anni fa si era compreso come la rilevanza
che il vicariato veniva sempre più ad assumere – come snodo/raccordo
pastorale tra parrocchia e Diocesi – insieme al progressivo costituirsi di
nuove unità pastorali, aveva come logica conseguenza operativa anche il
«rivedere confini e composizione dei vicariati».

b. È anche bene ricordare come, insieme a questa riflessione promossa dal
Collegio dei vicari foranei – che in modo semplicistico potremmo definire
“dall’alto” – si sia nello stesso tempo affiancato, proveniente da più zone
della Diocesi, un analogo processo di riconfigurazione – questa volta “dal
basso”. Non si tratta dunque di tener conto di qualche caso isolato, ma di
riflettere a partire dal “tutto” che è la nostra Diocesi.

c. Il confronto avuto nelle settimane scorse con analoghe esperienze avviatesi
nelle altre Diocesi del Triveneto ci ha inoltre messi in guardia dall’indicare
criteri troppo stringenti, tanto precisi quanto poi così difficili da
essere praticati nelle varie e diversificate realtà della nostra Diocesi da
rischiare di diventare “gabbie” che impediscono di camminare, anziché
snellire e alleggerire la pastorale.
Questi criteri non vanno dunque ristretti
a una specie di scatole chiuse o costretti a fissità matematiche (la tanto famigerata
“ingegneria pastorale”): indicano piuttosto fattori attivi che inducono
al cambiamento, a viverlo anziché semplicemente a subirlo.

d. Diamo come acquisita la riflessione, avviata l’anno scorso, del territorio
come “luogo teologico”, cioè come una realtà viva che ci parla, ci interpella,
ci invita a riconoscere i “segni dei tempi” per cui la comunità cristiana fa
discernimento (cfr. lavoro proposto quest’anno per i CPP e i CPV).

 

2. Ipotesi di criteri per avviare una fase di revisione

a. Sussidiarietà

  • è il criterio che definisce il rapporto tra vicariato e unità pastorali/
    parrocchie, sia orizzontalmente che verticalmente;
  • rappresenta il raccordo con la Diocesi nel suo aspetto organizzativo
    centrale;
  • dice leggerezza ed essenzialità: inserire un’ulteriore “mediazione
    strutturale” (ad es. la zona pastorale) appesantirebbe ulteriormente il
    processo pastorale;
  • il costituirsi delle UP, pur rimotivando il triplice livello di cui sopra,
    attua una più ampia relazione orizzontale: puntare a più di due UP in
    un vicariato rende più giustificato ed efficace il livello sussidiario del
    vicariato stesso.

b. Sostenibilità

  • occorre tener conto che ci troviamo/ci troveremo a operare sempre
    più in un contesto di UP con queste concrete “risorse” di persone, di
    strumenti ecc.;
  • questa revisione richiede una visione globale del territorio della Diocesi:
    un numero rilevante di vicariati “non ce la fa” anche a livello di
    risorse di personale: le UP rafforzano l’esigenza di un contesto vicariale
    più “sussidiario” e più consistente.

c. Significatività delle dinamiche socio-culturali
Quelle indicate sono “dinamiche” e, nello stesso tempo, “punti di forza”.
Su questo fronte si stanno muovendo gli Uffici diocesani di pastorale (ad
es. la pastorale d’ambito e la trasversalità di alcune pastorali, specialmente
in riferimento all’IC):

  • il lavoro
  • la scuola
  • lo sport ed il tempo libero
  • le polarizzazioni e i flussi sul territorio.

d. Presenza e rapporti con le istituzioni (di ogni genere)
Un’articolazione pastorale come il vicariato dà voce ai soggetti di base
non più isolati – UP e parrocchie – (ad es. questione cementificio a Monselice
od ospedale a Piove di Sacco…).

e. Relazioni
Esiste un “potenziale relazionale” che potrebbe permeare in positivo anche
le nostre strutture pastorali. Tutto quello che parte da relazioni interpersonali
– a tutti i livelli e nelle più diverse forme (ad es. famiglie,
associazioni, altre realtà aggreganti…) – diventa “generativo” anche per
la pastorale.

 

3. Per il confronto

a. Uno solo di questi criteri resta “insufficiente”: ognuno abbisogna degli
altri. Così come, del resto, non vanno applicati in modo “deduttivo” e
uniforme su tutti i vicariati indistintamente e uniformemente. Questi
criteri diventano ottiche di lettura, prospettive di approccio,
dinamiche in cui coinvolgersi. Sono criteri da elaborare ulteriormente
nel momento stesso in cui vengono declinati, applicati e verificati.

b. Non si tratta nemmeno di vivisezionare i singoli criteri ma di cogliere
come tutti, nel loro intrecciarsi, rimettono in movimento i vicariati così
come ora sono diventati.

c. Proprio a partire da questi criteri potremmo ricomprendere qual è la
mission del vicariato in rapporto alle UP e al territorio.

 


Siti utili:

diocesi
DIOCESI DI PADOVA 
www.diocesipadova.it

ac.padova
AZIONA CATTOLICA DIOCESANA 
www.acpadova.it

caritas.padova
CARITAS DIOCESANA 
www.caritaspadova.it

NoiPadova
NOI PADOVA
, Oratori & Circoli www.noipadova.it

villa.immacolata
VILLA IMMACOLATA
: Casa di Spiritualità della Diocesi www.villaimmacolata.net

Annunci