Veglia vicariale a conclusione della Settimana della Comunità

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alcuni momenti
della VEGLIA DI PREGHIERA

Martedì 7 Marzo, nella Chiesa parrocchiale di Campagna Lupia, si sono date appuntamento le 10 Comunità parrocchiali del nostro Vicariato per concludere la SETTIMANA DELLA COMUNITA’ con una Veglia di Preghiera.
Al centro della riflessione il senso e significato profondo del nostro “essere Comunità”:

  • Siamo Comunità radicate dalla Parola
  • Siamo Comunità che “scendono dal monte” e servono la vita
  • Siamo Comunità che spezzano il pane della vita

 

La luce attinta dal Cristo illumina la nostra vita, illumina le nostre comunità.
Attorno a questa luce vogliamo “sostare assieme”  per rinsaldare le nostre relazioni.
Ci fermiamo accanto a  te Gesù, mettendo il Vangelo al centro.
L’incontro con Te, il Vivente, fonda il nostro essere comunità.
Nelle relazioni forti, calorose, vere tra di noi avvertiamo  la presenza buona e misericordiosa di Te, Signore Gesù.
In questo modo riusciamo anche a “so-stare”, a stare dentro,  con gioia e serenità,  alle dinamiche più normali ed essenziali delle nostre comunità.»

Preghiamo
O Padre, che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio, nutri la nostra fede con la tua parola e purifica gli occhi del nostro spirito, perché possiamo godere la visione della tua gloria.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

 

 

  • SIAMO COMUNITÁ RADUNATE  DALLA PAROLA

Ascoltate la Parola del Signore dal Vangelo secondo Matteo

Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte.
E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.
Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia».
Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore.
Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti»

 

  • SIAMO COMUNITÁ CHE “SCENDONO DAL MONTE”  E SERVONO LA VITA

Le testimonianze dei Volontari del Centro d’Ascolto Caritas vicariale:

Patrick (nome di fantasia), è arrivato sabato al Centro di Ascolto tutto teso e preoccupato per una grossa bolletta del gas da pagare, timoroso di dover privare qualcosa di necessario alle sue bambine. In questo periodo invernale lavora solo due giorni alla settimana.
Terminato il breve colloquio rilassandosi si fa una grande risata e uscendo ci ringrazia dicendoci: “Quando vengo qui alla Caritas imparo sempre cose nuove: non sapevo che ci fosse anche questa possibilità!”.
Nel colloquio gli è stato consigliato “semplicmente” di recarsi presso gli uffici del gestore dell’utenza del gas e di chiedere di rateizzare la bolletta che gli era arrivata a casa.

 

Anche oggi è venuto a trovarci Marco (nome di fantasia), non lavora, o meglio, ogni tanto fa qualche piccolo lavoretto anche solo per un piatto di pasta. Lui si siede nella sala di accoglienza e conversa, con tranquillità, con tutti. Quando arriva il suo turno di “Ascolto”, e ultimamente capita spesso, ci dice: “Io sono venuto per trovarvi, per farvi compagnia!”. Marco al Centro di Ascolto si sente a “casa” sua: siamo diventati la sua famiglia e si ferma li con noi fino alla chiusura e forse gli spiace un po’ di tornare a casa dove vive da solo.
Sicuramente lo ritroveremmo anche sabato prossimo.

 

Sono le undici, ormai non c’è più nessuno, ci siamo solo noi volontari a Centro di Ascolto, stiamo per chiudere dicendoci: – “Oggi andiamo a casa presto”. In quel momento arriva una persona a testa bassa, quasi non vuole farsi conoscere, forse ha aspettato proprio che non ci fosse più nessuno per entrare. Lo accogliamo e lo facciamo accomodare.
Dopo qualche attimo di silenzio Domenico (nome di fantasia) inizia a raccontarsi, è la prima volta che viene al Centro di Ascolto ma capisce che si può fidare. Da qualche mese ha perso il lavoro, i ragazzi da mandare a scuola e mutuo da pagare: non riesce più a pagare le utenze domestiche. Ci porta anche una copia del suo curriculum vitae chiedendoci di aiutarlo a trovare lavoro.
Nell’incontro d’Equipe abbiamo deciso di aiutare la famiglia di Domenico pagandogli la bolletta di un’utenza.
Da poco abbiamo conosciuto una persona del team del Consorzio Veneto Insieme a cui fanno capo una serie di cooperative che offrono lavoro. Abbiamo deciso di contattare questa persona inviandogli il curriculum di Domenico.
Domenico è stato chiamato per un colloquio e dopo un paio di settimane ha iniziato a lavorare.
Ora Domenico, con la sua famiglia, ha trovato la serenità e ogni volta che lo incontriamo non finisce mai di ringraziarci.

 

Com’è bello raccontare che la solidarietà non è una favola ma esiste, si fa concreta ed è contagiosa.
Lucia (nome di fantasia), spesso viene al Centro di Ascoltoe gli diamo aiuto con la borsa spesa.
Ledi, una delle nostre volontarie, l’ha incontrata in un supermercato a fare la spesa assieme ad un’amica e ha notato che, alla cassa lei paga anche la spesa dell’amica.
All’uscita, gli sguardi di Ledie di Lucia si incrociano e si salutano con un sorriso e Lucia dice, quasi a giustificarsi: “Antonia(nome di fantasia), la mia amica, non riesce ad arrivare a fine mese, e quando posso veniamo a fare la spesa assieme”.

 

“Gli ultimi raddrizzeranno il mondo”. Così diceva il Priore di Barbiana, don Lorenzo Milani, il quale si esprimeva con quei gesti concreti che superano ogni parola e frase ad effetto.
Nel nostro piccolo Centro di ascolto siamo stati testimoni di un gesto di generosità compiuto da un nostro assistito verso un suo compagno.
Sui volti delle persone spesso ci sono i segni delle sconfitte, dei fallimenti, delle tragedie della vita e può accadere che qualcuno racconti a un altro le esperienze vissute. Tra i poveri, quelli veri, vige però una regola di solidarietà o almeno di non ostilità che non conosce frontiere..

 

Pasquale e Romeo (nomi di fantasia)vengono ogni sabato a trovarci, a volte anche senza specifiche richieste da rivolgere ma solo per motivi affettivi. Romeo vive da solo in un’abitazione messa provvisoriamente a disposizione dal Comune. Nessuna fonte di reddito. Con qualche lavoretto saltuario e sporadico non riesce mai a superare i cento euro al mese. Ogni quindici giorni riceve la borsa viveri dalla Caritas. Pasquale invece ha una famiglia e una vita problematica alle spalle. E’ alla ricerca di un lavoro che stenta a trovare anche perché non è più in giovane età. Ci chiede spesso contributi per le bollette. Un giorno Romeo gli ha confidato che non aveva nulla da mettere sotto i denti. A volte noi non riusciamo a capirci nemmeno parlando all’infinito mentre a Pasquale è bastato guardarlo. E’ andato di corsa a casa e poco dopo è tornato con una borsa piena di verdure, conserve e altro e gliela ha consegnata. Era il frutto dell’orticello che coltiva con diligenza e cura in un piccolo appezzamento di terreno concessogli dal Comune. Gli occhi di Romeo brillavano per la commozione. Pasquale vive a fatica ma aveva scoperto l’amore incondizionato, quell’amore che abbatte tutte le barriere che gli uomini, poco per volta, stanno costruendo per allontanare dal vero senso della vita che in fondo è solo amore.

 

 

  • SIAMO COMUNITÁ CHE SPEZZANO IL PANE DI VITA

UN PANE PER CAMMINARE

Ci sono stanchezze Signore nella nostra vita.
Ci sono stanchezze nelle nostre comunità.
A volte ci sembra di non farcela. A volte ci viene la tentazione di “mollare”.
Eppure ci siamo Signore. Anche nella fatica.
Questo perché crediamo che questa forza non sta nelle nostre idee, nei nostri schemi, ma in Te.
Vicina a noi è l’esperienza del profeta Elia, anche lui deluso e tentato di mollare.

“Elia s’inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto la ginestra. Ma ecco che un angelo del Signore lo toccò e gli disse: «Àlzati, mangia!». Egli guardò e vide vicino alla sua testa un pane, cotto su pietre roventi, «Àlzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino». Elia si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb.

 

 


 

Libretto della VEGLIA VICARIALE

 

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